L’IsIAO è oggi depositario, presso la sua sede di via Aldrovandi, del materiale del Museo africano. Tale raccolta, in origine costituente il Museo coloniale del Ministero dell’Africa Italiana, venne devoluta all’IsIAO (allora Istituto Italiano per l’Africa) in amministrazione e deposito ai sensi della legge n. 154/1956.
La collezione museale, articolata in molteplici nuclei di materiali, afferenti a varie discipline, consta di circa 10.000 oggetti e, completata dalla fototeca storica (100.000 stampe e 20.000 negativi), da un archivio che documenta la storia delle esplorazioni e dell’amministrazione coloniale e da una collezione cartografica in gran parte frutto del Servizio cartografico coloniale, costituisce un eccezionale corpus documentario specializzato nella storia della presenza italiana in Africa Orientale e in Libia.
Per quanto riguarda la sezione storico-artistica del Museo, è in preparazione un repertorio scientifico completo della opere di pittura, scultura e grafica — circa 800 pezzi — volto a fornire un primo approfondito livello di conoscenza della collezione. Al fine di inserire all’interno del repertorio tutte le opere artistiche a suo tempo presenti nella collezione del museo, sono stati effettuati sopralluoghi presso il Museo Storico della Fanteria e il Palazzo della Consulta dove risultano essere conservati dipinti già appartenenti al museo coloniale. I materiali ivi conservati sono stati fotografati e schedati e saranno inseriti all’interno della pubblicazione.
L’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente, nato dalla fusione dell’Istituto Italo-Africano (già Istituto Italiano per l’Africa) e dell’IsMEO ai sensi della legge n. 505/1995, è depositario, presso le sedi di via Aldrovandi e di via Merulana, del materiale del Museo africano. Tale raccolta, in origine costituente il Museo Coloniale del Ministero dell’Africa Italiana, venne devoluta all’Istituto Italiano per l’Africa (oggi IsIAO) dalla legge di soppressione del citato Ministero (legge n. 430/1953).
La collezione museale documenta la cultura coloniale italiana a cavallo tra le due guerre e consiste di circa 10.500 pezzi inventariati:
dipinti di arte etiopica “tradizionale”;
opere di artisti italiani che hanno lavorato in Africa;
documenti e cimeli di esploratori italiani;
documenti di antropologia (calchi antropometrici realizzati da Lidio Cipriani);
materiali archeologici originali (Adulis, Germa), calchi in gesso, plastici e ricostruzioni in scala di siti archeologici (Sabratha, Leptis Magna);
documenti della cultura materiale del Corno d’Africa (armi, selle, costumi, ceramiche, cesti, oggetti in legno, ornamenti, strumenti musicali, diversi modellini di imbarcazioni, ecc.);
elementi di arredo di stile coloniale e/o produzioni artigianali su committenza coloniale;
documentazione sulle risorse naturali della colonia (campioni di materie prime e manufatti quali prodotti agricoli, forestali, di allevamento, della pesca; raccolte di minerali e prodotti estrattivi; oggetti in pelle, filati e tessuti di fibre animali e vegetali, etc., oltre ad animali imbalsamati, erbari);
È completata da un archivio storico consistente in alcune migliaia di documenti di esploratori, viaggiatori, amministratori coloniali e politici attivi in Africa fra il 1870 e i primi decenni del XX secolo che documentano la storia delle esplorazioni e dell’amministrazione coloniale. Insieme alla collezione fotografica e a quella cartografica costituisce un eccezionale corpus documentario specializzato nella storia della presenza italiana in Africa Orientale e in Libia
Il Museo africano è stato aperto al pubblico fino al 1971, allorché se ne decise la chiusura per riordinamento. La Commissione incaricata di esaminare lo stato delle collezioni e di approntare un nuovo progetto espositivo, nella sua relazione finale, rilevava l’opportunità di effettuare una rigorosa selezione dei materiali, eliminando gli oggetti privi di valore storico, artistico o scientifico (in particolare il complesso merceologico), limitando ad una esemplificazione tipologica la sezione etnico-folkloristica e preistorico-archeologica; proponeva inoltre di consegnare ad altri musei specializzati le raccolte filatelica, numismatica e militare e sottolineava l’importanza della sezione dedicata agli esploratori italiani. La Commissione auspicava infine che, in un successivo piano di riordinamento, si procedesse ad una campagna di acquisizioni di materiali etnografici e artistici, tali da rendere la collezione più ampiamente rappresentativa della nuova realtà africana. Il nuovo progetto espositivo non fu mai realizzato. Tuttavia, per favorire una più adeguata collocazione di alcune porzioni della collezione, e in seguito alla necessità di riconsegnare alcuni spazi espositivi al Comune di Roma, proprietario dell’immobile, che li richiedeva indietro, una serie di materiali furono trasferiti presso altre istituzioni: nel 1972 tutte le armi da fuoco vengono depositate pressi i musei militari della Fanteria, del Genio e della Cavalleria; nel 1978 un gruppo di trenta disegni di soggetto africano di Cesare Biseo sono concessi in prestito alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna per l’allestimento di una mostra e presso quella istituzione risultano ancora in deposito; negli anni Ottanta una parte dei materiali di origine animale vengono ceduti al limitrofo Museo di Zoologia.
Nel frattempo, il Comune di Roma, proprietario dell’immobile di via Aldrovandi 16, imponeva all’Istituto la restituzione di altre sale espositive (destinate ad essere date in concessione ad altre istituzioni), costringendo l’Istituto ad una progressiva compressione del materiale museale in spazi sempre più ristretti e in condizioni conservative inadeguate.
Successivamente, dopo l’approvazione della legge istitutiva dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (l. 505/1995), si è reso necessario trasferire nella sede di Via Ulisse Aldrovandi gli uffici dell’IsMEO e la biblioteca orientalistica. L’Istituto ha conseguentemente deciso di trasferire il Museo africano in locali appositamente presi in locazione a Palazzo Brancaccio, adeguati in termini di sicurezza e caratteristiche conservative.
La sistemazione del materiale in tale sede, sotto forma di deposito consultabile, si e conclusa recentemente. Il magazzino è stato allestito con una scaffalatura modulare aperta, corredata di cassette di plastica per lo stoccaggio dei materiali di piccole dimensioni. Sono stati individuati semplici criteri di immagazzinamento (tipologia degli oggetti, provenienza, sezione di appartenenza, stato di conservazione) in relazione ai quali gli oggetti sono stati collocati sulle scaffalature, opportunamente contrassegnate. Si è provveduto inoltre ad isolare i materiali in condizioni conservative critiche (infestazioni, infezioni) mediante l’impacchettamento in buste di polietilene.
A partire dal 1997, con la consulenza del Museo Pigorini, l’Is iao aveva avviato la ricognizione inventariale di tutti gli oggetti facenti parte della collezione museale.
La catalogazione degli oggetti è stata effettuata mediante il software gestionale File Maker Pro.4, specifico per tali applicazioni, che consente di associare ai dati di catalogo le immagini digitali. La scheda inventariale messa a punto per ciascun oggetto della collezione comprende 26 campi descrittivi (n. di inventario, oggetto, provenienza, acquisizione, sezione, materia, stato di conservazione, misure collocazione, immagine, etc), alcuni dei quali (infezione, infestazione, anno restauro) sono stati previsti per un successivo eventuale utilizzo.
Alla fine degli anni settanta l’Istituto Italo-Africano (oggi IsIAO) aveva effettuato il riordino e la schedatura dell’archivio storico pubblicando il relativo catalogo(1). Una seconda edizione del catalogo(2) è stata pubblicata nel 2001 in seguito al ritrovamento di altri documenti.
La schedatura, ha enucleato i due nomi di maggiore spicco nell'ambito dell'archivio stesso: Manfredo Camperio, direttore de "L'Esploratore", presidente della Società d'Esplorazione Commerciale in Africa, e Gaetano Casati, militare ed esploratore, che fu nel Sudan tra il 1880 e il 1890. Legati a questi due nomi sono i carteggi più importanti. Tutti gli altri documenti, per lo più corrispondenza a carattere personale, ma anche lettere-relazione, pagine di diario, molti ritagli di stampa e bozze di pubblicazioni, sono stati raggruppati intorno ad altri nomi quali Bottego, Cecchi, Ferrandi, Gessi, Ruspoli, Vannutelli, etc.
Al fine di poter inserire in un unico database tutti i reperti afferenti alla collezione del Museo africano, si è provveduto alla informatizzazione dei dati del catalogo cartaceo riguardante l’archivio storico.
Allo stesso modo, si è provveduto ad acquisire in File Maker anche la catalogazione inventariale delle opere di pittura scultura e grafica del museo, realizzata tra il 1995 e il 1998 in collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna ed il cui catalogo cartaceo, corredato dalle immagini e contenente un saggio della curatrice sull’arte coloniale e sulla formazione e lo sviluppo della collezione artistica del Museo africano, è in corso di stampa.
Nell’ambito della collaborazione stabilitasi con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, è stata avviata anche una prima campagna di restauro su una parte dei materiali, selezionati per essere inseriti in un progetto espositivo, realizzatosi con successo nella primavera del 1999 con la Mostra “Viaggio in Africa”(3); mostra organizzata anche con l’intento di richiamare l’attenzione delle autorità competenti sul problema del Museo africano. Ulteriori restauri dei materiali artistici sono stati realizzati dai laboratori della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e dell’Istituto Centrale del Restauro
Nel 1989 l’Istituto Italo-Africano pubblicava anche il catalogo della raccolta di pittura etiopica tradizionale (4), consistente in 90 dipinti circa e allestiva, per l’occasione, presso la propria sede, una esposizione di una parte delle pitture possedute da museo.
L’Istituto, negli anni, ha inoltre partecipato, con prestiti dei materiali della collezione del Museo africano, a esposizioni in vari sedi, italiane ed estere.
Per notizie più dettagliate ed approfondimenti relativi al Museo africano è disponibile una bibliografia aggiornata.
Per informazioni e contatti utilizzare l’indirizzo e-mail martellucci@isiao.it; tel. 06.328551-32855213; fax 06.3225348.