Mali

Ricerca archeologica e antropologica nella Valle del Sankarani (Mali). Studio cronostratigrafico dei siti archeologici ed elaborazione di un GIS per la creazione di un parco archeologico. Studio socio-antropologico delle attività agricole, dell’orpaillage artigianale e del loro impatto sull’ambiente e sui siti archeologici
Scavi nel sito di Jininda. Ricognizioni e mappatura GIS anche ai fini del progetto di un Parco archeologico. Raccolta attraverso registrazioni e filmati di dati sulla cultura materiale delle popolazioni attuali della valle del Sankarani
Anno di inizio della missione: 2001
Direttore responsabile della Missione: Samou Camara, archeologo
Lassina Somano, tecnico in cartografia e telerilevamento
Brema Kanté, studente
Finanziamenti: IsIAO; Ministero degli Affari Esteri, DGPCC Uff. V; Centre de Recherche sur le Développement par l’Education, la Culture et l’Environnement, Credece-Bruxelles, Belgio; Laboratory of Ceramic Research, Lund, Svezia
Accordi: Centre National de la Recherche Scientifique et Technologique du Mali; Institut des Sciences Humaines du Mali; Musée Royal de l’Afrique Centrale di Tervuren, Belgio; Laboratory of Ceramic Research, Lund, Svezia; Dip. di Storia e Archeologia dell’Università del Mali
Il programma prevede:
- la mappatura GIS degli insediamenti preistorici, storici e contemporanei, ed il completamento della mappatura dei siti della pianura fluviale nell’ambinto del progetto di un parco archeologico;
- la ripresa degli scavi nel sito archeologico di Jininda dove è stata messa in luce un’antica tecnica di lavorazione del ferro mai prima riscontrata;
- lo studio tipologico e la catalogazione dei reperti provenienti dalle campagne precedenti; la raccolta di dati orali sulla storia delle migrazioni che hanno determinato gli insediamenti attuali.
La Missione di ricerca archeologica e antropologica nella Valle del Sankarani vuole contribuire a rafforzare la cooperazione scientifica tra Italia e Mali e la formazione universitaria maliana.
La valle del Sankarani costituisce nel Sud della Repubblica del Mali un importante réservoir di fonti orali tradizionali e di siti archeologici. Essa fa parte del nucleo dell’impero del Mali, che attraverso le miniere d’oro del Boure e del Bambouk ha segnato tra l’XI e il XV secolo la vita politica, economica e culturale dell’Africa occidentale.
Il paesaggio è segnato e rimodellato dal bacino della diga idroelettrica di Sélingué, costruita nel 1980 alla confluenza dei fiumi Sankarani e Ouassouloubalé. Se la realizzazione di quest’opera ha permesso lo sviluppo di un’importante attività di pesca, in particolare sui siti di Sélingué e Faraba, essa ha purtroppo comportato lo sradicamento dei villaggi lungo i due fiumi, l’inondazione dei siti archeologici e l’estinzione della vegetazione della pianura alluvionale.
In termini scientifici, a causa della mancanza di ricerche sistematiche, tra cui di scavi archeologici, gli antichi insediamenti della valle del Sankarani sono rimasti sconosciuti fino all’avvio di questo programma di ricerca. Molte interrogazioni emergono dal dibattito sull’impero del Mali, nonostante la ricchezza di fonti orali, comprese le zone storiche, che hanno visto la nascita e lo sviluppo del potere politico ed economico del Mali, esteso dall’Atlantico ai confini del Sahara.
La Missione di Ricerca ha al suo attivo numerose campagne d’inchiesta storica e antropologica, di ricognizione e di mappatura che hanno portato alla scoperta di siti archeologici che contano ateliers di débitage del Paleolitico, antichi habitat, tumuli funerari a ipogeo, grotte, doline e atelier metallurgici. Nello stato attuale delle ricerche, gli habitat, gli spazi metallurgici inventariati, così come quelli destinati ai riti funerari, attestano la grandezza degli insediamenti su entrambi le sponde del fiume, nonché un ruolo di primo piano nell’archeologia della valle del Sankarani.
Il programma delle inchieste storiche e antropologiche è volto alla raccolta di dati (registrazioni, filmati) presso vari informatori sulla storia del popolamento e sulle attività socioeconomiche, in particolare sulla ricerca dell’oro artigianale e industriale, e sulla metallurgia (oro, ferro) presso gli atelier de Siékorolé e Diarani.
La ricognizione e la mappatura GIS (Geographic Information System) mirano a sviluppare un inventario georeferenziato dei siti archeologici (habitat all’aperto, grotte) rispetto alla geografia del territorio (rilievi, fiumi), alle aree abitate (villaggi) e alle superfici di attività (agricoltura, miniere d’oro). Questi lavori offrono una lettura più ampia della distribuzione e della successione nell’arco del tempo dei siti e permettono di formulare varie ipotesi sulla dinamica ambientale e strategica degli insediamenti, nonché sull’abbandono dei siti, costituendo un prezioso strumento per la gestione del territorio.
In varie località della valle Sankarani sono stati raccolti numerosi utensili caratteristici del Paleolitico compresi choppers, bifacciali, hachereaux con morfologia di tortoise backed, pics e raschiatoi di grandi dimensioni. Un sito di debitage è stato scoperto sul pianoro meridionale dell’habitat di Guaguala.
Le indagini hanno individuato importanti siti sotto riparo. Tra questi si nota la grotta di Bolibana a 3 km a nord di Siékorolé, il cui scavo ha dato frammenti ceramici, reperti levigati e ossa animali.
Doline con corridoio sono state inventariate sul pianoro che delinea la pianura alluvionale del Ouassouloubale, a 2 km ad ovest del villaggio di Ngolokuna. Si tratta di pozzi, di diametro compreso tra i 60 e gli 80 cm, scavati l’uno vicino all’altro, che comunicano, a circa 2 metri di profondità, con una grande stanza. Diverse versioni sono state raccolte sulla descrizione e l’utilizzo di queste doline. Essi sono generalmente definiti come vecchi pozzi d’estrazione di sedimenti auriferi. Altre fonti le definiscono come rifugi in caso di conflitti.
La valle del Sankarani è ricca d’antichi insediamenti, perlopiù situati in zone propize alle attività produttive (allevamento, agricoltura) e all’estrazione aurifera. Si tratta prevalentemente di grandi tumuli con una notevole frequenza di materiale archeologico di superficie. Alcuni sono inondati dal bacino della diga di Sélingué e sono accessibili solo tra aprile e luglio. Altri sono minacciati dalle prospezioni minerarie e dall’urbanizzazione, in particolare nelle vicinanze di Siékorolé. Gli scavi effettuati su tre habitat (Guaguala, Fatouma Moro e Wurunda) hanno osservato l’esistenza di una comunità d’agricoltori e allevatori permanentemente stabiliti sulle rive del Sankarani.
Gli scavi a Guaguala hanno portato alla luce una ricca stratificazione del sito con una grande variabilità dei sedimenti e resti di strutture di habitat (fondamenti in pietra, focolai, pavimenti induriti). Alcuni sedimenti contengono una combinazione di cenere, carbone e frammenti di scorie, rivelando così l’importanza della lavorazione del ferro sul sito e la probabile relazione con gli ateliers metallurgici.
Tutti i livelli antropici di Guaguala hanno rivelato dispersioni significative di materiale ceramico (80%). Vasi completi, intatti o schiacciati sotto l’effetto della gravità, contenenti resti di graminacee (mais) sono stati raccolti in tutti i livelli. Frammenti d’ossa d’animali sono stati scoperti in varie zone dello scavo. Reperti metallici (anelli, coltelli, punte di freccia e lance), cosi come mancine e percussori, sono stati rinvenuti in vari settori dello scavo. Una zona sepolcrale, delimitata da un muro di pietra, è stata trovata a circa due metri di profondità. Alcune datazione al C14 (su sette campioni di carbone) offrono riferimenti cronologici che oscillano tra il VI e il XIII secolo d.C. (Laboratorio di radiodatazione Enea, Bologna, Dott. Paolo Bartolomei; Radiocarbon Dating Laboratory, Laboratory Of Ceramic Research, Prof. Goran Skog, Dott. Anders Lindahl, Dipartimento di Geologia del Quaternario, Università di Lund, in Svezia).
Questi dati permettono di considerare Guaguala come un sito di prima importanza nello studio delle antiche popolazioni della valle del Sankarani. La ricchezza tipologica del materiale archeologico e lo spessore dei depositi di origine antropica, che è di circa dieci metri, indicano che l’habitat ha registrato una sequenza molto lunga di occupazione come villaggio-città, legata alla sua posizione strategica sulla riva destra del Sankarani, e che la città ebbe un ruolo determinante nell’avviamento delle fasi preliminari dell’impero del Mali. La presenza nei pressi del sito di un importante spazio di sepoltura, costituito da tumuli a ipogeo, dimostra l’insediamento di una comunità ben strutturata, forse gerarchizzata, che ha beneficiato di una grande stabilità favorita, tra il VI e il XIII secolo, dal ruolo politico, economico e culturale della città di Guaguala. Sicuramente la posizione sulle rive del Sankarani, con immense pianure adeguate a promuovere la raccolta o la produzione agricola e l’allevamento del bestiame, e la ricchezza in oro hanno promosso questa stabilità.
Gli scavi sul sito Fatouma-Moro a Siékorolé hanno scoperto una varietà di settori, tra cui fondazioni di pietra, zona d’inumazione (ossa umane, stele di granito) spazio di stoccaggio di prodotti alimentari (grandi vasi, granai) e un workshop, probabilmente fucina materializzata da postholes e sedimenti ricchi di carbone. Il materiale ceramico ha forti affinità con quello di Welibala e Guaguala.
Il sito di Wurunda a 25 km di Siékorolé è parte di un complesso di habitat ai margini della pianura alluvionale del Sankarani, in una cavità delimitata ad Est da un altopiano con pendii rivestiti da vegetazione di tipo foresta che conferisce loro una protezione significativa. Oltre agli habitat, ricchi di ceramica, questo settore della valle del Sankarani, attualmente oggetto di un intenso progetto di prospezioni minerarie (Komana Project), comprende antichi pozzi di estrazione aurifera, doline e grotte. Il materiale archeologico raccolto comprendente cocci, percussori, ciottoli levigati e punte di metallo; i frammenti ceramici analizzati presentano un’importante affinità con quello di Guaguala e Fatuma Moro.
Nella valle del Sankarani, i siti metallurgici sono più diffusi nel paesaggio rispetto ad altri tipi di habitat. Gli insediamenti includono fornaci con finestre triangolari o ovali nei pressi delle quali vi sono tumuli di scorie le cui dimensioni oscillano da 1 a 3 metri di altezza e da 5 a 30 metri di lunghezza. Questi siti hanno giocato un ruolo importante nell’insediamento delle popolazioni della Valle del Sankarani. Secondo le fonti orali tradizionali essi, a partire dal XI sec., sono stati alla base dell’evoluzione economica e politica dell’impero del Mali. Tuttavia, i risultati preliminari della Missione di Ricerca fanno ipotizzare che questa tecnologia si sia sviluppata nella regione molto prima di quanto indicato dalle fonti.
Le ricerche mirano a definire la tipologia delle fornaci riguardo ai cumuli di scorie e d’ugelli e stabilire la cronologia delle sequenze di attività o di occupazione. Due grandi fasi tecnologiche, probabilmente cronologiche, sembrano tuttavia emergere dalle prime analisi:
(a) costruzione delle fornaci circolari (80-100 cm di diametro), i cui resti sono visibili da 30 a 60 cm dal livello del suolo; accanto sono presenti tumuli piatti di scorie di piccole dimensioni con ugelli di diametro medio (2-3 cm); essi appaiono come strutture di antica costruzione sul territorio;
(b) fornaci poco visibili in prossimità o dentro cumuli di scorie dal diametro dai 10 ai 20 m e alti dai 2 ai 4 m; le scorie sono talvolta blocchi di grandi dimensioni con pesi che raggiungono i 30 kg; i depositi comportano frammenti di ugelli (8-10 cm di diametro) a parete spessa (3-4 cm).
Gli scavi hanno messo in luce dati tecnologici rilevanti per lo studio della metallurgia in Africa Occidentale, nello specifico nella valle del Sankarani in Mali.
Diversi monumenti funerari costituiti da tumuli di pietra sono stati inventariati sulla riva destra del Sankarani. Essi sono sulla sommità o su pendii d’altipiani che delineano la pianura alluvionale. Le fonti orali li definiscono con il termine di korokoro, tomba di pietre.
L’archeologia funeraria costituisce un contributo rilevante per la comprensione delle dinamiche evolutive delle società antiche. Lo scavo delle tombe permette di ottenere dei marqueurs fisici e culturali sull’insediamento di una società e sulla sopravvivenza o l’espansione di una cultura ed aiuta anche a comprendere meglio i parametri (eventi, status sociale) che definiscono i diversi tipi di sepolture e riti funerari all’interno di una comunità.
I monumenti funerari della valle del Sankarani sono di forma prevalentemente pianeggiante, conica o a cupola e raramente isolati. La loro densità può raggiungere in alcuni settori la centinaia di habitat, con dimensioni che variano da 4 a 11 m di diametro e da 60 cm a 1,50 m di altezza. I risultati di scavi indicano una tipologia di tomba caratteristica delle regioni del sud del Mali e diversa da quella descritta in altre zone del Paese, come a Dogo e a Wessela (Bougouni).
La topografia dei monumenti, rispetto al sito di Guaguala e dei materiali ceramici scoperti, indica una probabile contemporaneità di questi tumuli con alcune sequenze di occupazione del sito Guaguala. I tumuli potesse essere anteriori alla penetrazione dell’Islam nella valle del Sankarani che le fonti arabe indicano, a proposito di Niani, antica capitale dell’impero del Mali, intorno al XIII secolo. La loro concentrazione in questo settore potrebbe essere collegata al fiume (punto strategico di controllo del territorio, punto di passaggio di persone e merci).
Le ricerche nella valle del Sankarani comportano la progettazione e la realizzazione di un Parco Archeologico e di un Museo Archeologico. Questo programma si è profilato sin dall’inizio della Missione come il più ampio contributo alla valorizzazione del patrimonio archeologico della valle del Sankarani e come l’illustrazione della ricerca scientifica italiana in una regione rimasta finora influenzata, al livello nazionale, dalle ricerche scientifiche d’altri paesi (Francia, Olanda, Nord America). Per quanto riguarda il progetto di Museo Archeologico, esso sarà chiamato Museo Archeologico di Siékorole (MAS), il primo del suo genere in Mali, e sarà destinato a custodire le collezioni provenienti da diversi siti. La costruzione è prevista in loco accanto al sito di Fatouma Moro, che costituisce un importante settore archeologico minacciato dall’urbanizzazione rapida della città di Siékorolé.
Samou Camara
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Découvertes du Mali. Un passé retrouvé. Il passato ritrovato. Le ricerche della missione dell’IsIAO aprono nuovi orizzonti alla ricerca archeologica italiana nell’Africa occidentale e nuove prospettive alla Cooperazione. Ilaria, Rivista della Cooperazione Italiana, II, 6, Juin 2008, pp. 18-19.
Panella, C. (2007) L’éthique sociale du Damansen. Education familiare et orpaillage artisanal dans le Basidibé (Wasolon, Mali). Cahier d’Etudes Africaines, XLVII (2), 186, pp. 345-70.







