museo-copContatti
Antonella Martellucci
tel.: (+39) 06 32 855 213 – fax: (+39) 06 32 25 348
e-mail: martellucci@isiao.it

Descrizione

L’IsIAO è oggi depositario delle collezioni del Museo Africano. Tale raccolta, in origine costituente il Museo coloniale del Ministero dell’Africa Italiana, venne devoluta all’IsIAO (allora Istituto Italiano per l’Africa) in amministrazione e deposito ai sensi della legge n. 154/1956. Insieme alla fototeca, alla cartoteca e ad un fondo archivistico che documenta la storia delle esplorazioni e dell’amministrazione coloniale, costituisce un eccezionale corpus documentario specializzato nella storia della presenza italiana in Africa Orientale e in Libia.

Le collezioni museali sono costituite da materiale archeologico, etnografico, artistico, storico-militare, economico e filatelico, che ben documentano la cultura coloniale italiana a cavallo tra le due guerre mondiali, per un totale di oltre 11.000 pezzi divisibili in:

* dipinti di arte etiopica “tradizionale” (v. la pubblicazione edita dall’istituto Pittura etiopica tradizionale);
* opere di artisti italiani che hanno lavorato in Africa;
* documenti e cimeli di esploratori italiani;
* documenti di antropologia (calchi antropometrici realizzati da Lidio Cipriani);
* materiali archeologici originali (Adulis, Germa), calchi in gesso, plastici e ricostruzioni in scala di siti archeologici (Sabratha, Leptis Magna);
* documenti della cultura materiale del Corno d’Africa e della Libia (armi, selle, bardature di gala, costumi, tappeti, ceramiche, oggetti in legno, manufatti in fibra vegetale, ornamenti e amuleti, strumenti musicali, suppellettili, modellini di imbarcazioni da pesca etc.);
* elementi di arredo di stile coloniale e/o produzioni artigianali su committenza coloniale (calzature ed indumenti di pelle, filati e tessuti di fibre vegetali o animali, oggetti di madreperla, materiali edili etc.);
* documentazione sulle risorse naturali della colonia (campioni di materie prime e manufatti quali prodotti agricoli, forestali, di allevamento, della pesca; raccolte di minerali e prodotti estrattivi; oggetti in pelle, filati e tessuti di fibre animali e vegetali etc., oltre ad animali imbalsamati, erbari).

A partire dal 1995 e con la collaborazione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (GNAM), la collezione storico-artistica, consistente in circa 800 pezzi di soggetto africano di artisti italiani attivi fra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo, è stata oggetto di catalogazione e studio. I risultati di questo complesso e laborioso lavoro di ricerca protrattosi per alcuni anni, anche per la scarsa documentazione d’archivio e bibliografica reperibile, sono stati pubblicati nel catalogo Dipinti, sculture e grafica delle collezioni del Museo africano.

Insieme con la GNAM, è stata avviata anche una prima campagna di restauro su una parte dei materiali, selezionati per essere inseriti in un progetto espositivo, realizzatosi con successo nella primavera del 1999 con la Mostra “Viaggio in Africa” (v. catalogo); mostra organizzata anche con l’intento di richiamare l’attenzione delle autorità competenti sul problema del Museo africano. Ulteriori restauri dei materiali artistici sono stati realizzati dai laboratori della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e dell’Istituto Centrale per il Restauro.

A partire dal 1997, con la consulenza del Museo Pigorini, è iniziata la ricognizione inventariale di tutti gli oggetti che ha consentito la creazione di un archivio informatico di oltre 11.000 schede.

Storia

Il Museo coloniale fu istituito dal Ministero delle Colonie nel 1923 a coronamento dell’avventura italiana e con l’intento di documentare, promuovere e diffondere il legame tra l’Italia e i suoi territori coloniali. Inizialmente raccolse il materiale esposto in varie mostre; poi, nel 1933, con l’inaugurazione della nuova sede in Roma, si strutturò come spazio espositivo permanente diviso in diverse sezioni che andavano da quelle storico-militari a quelle etnografica, economica e artistica e mutuò il suo nome in Museo dell’Africa Italiana. Accanto all’attività espositiva si sviluppò al suo interno anche una di carattere scientifico e di ricerca e da subito si formò un vero e proprio fondo archivistico. Tuttavia, problemi organizzativi spinsero alla chiusura del Museo nel 1937. Solo nel 1947 fu possibile riaprirlo, ma continue difficoltà di natura economica e organizzativa ne segnarono l’esistenza sino a condurre, nel 1971, all’ennesima chiusura per riordinamento.

La Commissione incaricata di esaminare lo stato delle collezioni e di approntare un nuovo progetto espositivo, nella sua relazione finale, rilevava l’opportunità di effettuare una rigorosa selezione dei materiali, eliminando gli oggetti privi di valore storico, artistico o scientifico (in particolare il complesso merceologico), limitando ad una esemplificazione tipologica la sezione etnico-folkloristica e preistorico-archeologica; proponeva inoltre di consegnare ad altri musei specializzati le raccolte filatelica, numismatica e militare e sottolineava l’importanza della sezione dedicata agli esploratori italiani. La Commissione auspicava infine che, in un successivo piano di riordinamento, si procedesse ad una campagna di acquisizioni di materiali etnografici e artistici, tali da rendere la collezione più ampiamente rappresentativa della nuova realtà africana. Il nuovo progetto espositivo non fu mai realizzato. Tuttavia, per favorire una più adeguata collocazione di alcune porzioni della collezione, una serie di materiali fu trasferita presso altre istituzioni: nel 1972 tutte le armi da fuoco vengono depositate presso i musei militari della Fanteria, del Genio e della Cavalleria; nel 1978 un gruppo di trenta disegni di soggetto africano di Cesare Biseo fu concesso in prestito alla GNAM per l’allestimento di una mostra e presso quella istituzione è ancora oggi in deposito; negli anni Ottanta una parte dei materiali di origine animale fu ceduta al limitrofo Museo di Zoologia.

Nel frattempo, l’IsIAO ha trasferito le collezioni dell’ex Museo Africano in locali appositamente presi in locazione a Palazzo Brancaccio, Roma, dove il materiale è stato allestito sotto forma di deposito consultabile con adeguati standard in termini di sicurezza e caratteristiche conservative.

In attesa di procedere alla formale consegna dei beni del Museo Africano al Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, l’IsIAO procede nell’impegno per la valorizzazione dei materiali dell’ex Museo Africano attraverso la ricerca di sinergie e collaborazioni  per la realizzazione di mostre ed eventi culturali.

I materiali del Museo in mostra

L’Istituto nel corso degli anni ha partecipato, con prestiti dei materiali del Museo Africano, a esposizioni in vari sedi, nazionali e straniere. Di seguito se ne elencano alcune.

18 gennaio – 13 aprile 1986: “Pittura etiopica tradizionale”, Aosta, Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” – Torino, Regione Autonoma della Valle d’Aosta – Assessorato del Turismo, Istituto Italo-Africano – Roma (v. catalogo mostra)

giugno – luglio 1990: “Pittura etiopica tradizionale”, Roma, Istituto Italo-Africano

26 gennaio – 14 marzo 1993: “Etiopia nella pittura tradizionale”, Stoccarda, Staatliches Museum für Völkerkunde

dicembre 1994: “Divina Geometria. Modelli urbani degli anni Trenta”, Latina, Archivio di Stato di Latina (materiali tratti dalla Cartoteca)

26 settembre 1996 – 10 gennaio 1994: “Architettura italiana d’Oltremare”, Bologna, Università degli studi e Galleria d’Arte Moderna

21 marzo – aprile 1998 “Immagini e colonie”, Perugia, Centro di documentazione del Museo “Il Tamburo Parlante” di Montone (materiale tratto dalle collezioni storico-artistiche dell’ex Museo Africano)

13 settembre 1998 – 6 gennaio 1999: “Gli orientalisti italiani. Cento anni di esotismo 1830-1940″, Torino, Città di Torino e Ordine Mauriziano (materiale tratto dalle collezioni storico-artistiche dell’ex Museo Africano)

15 aprile – 31 luglio 1999: “Viaggio in Africa. Dipinti e sculture delle collezioni del Museo Africano”, Roma, IsIAO, in collaborazione con la Soprintendenza speciale all’Arte Contemporanea – Galleria Nazionale d’Arte Moderna

8 ottobre – 7 novembre 1999: “L’Africa in Piemonte tra ‘800 e ‘900. Immagini e Colonie”, Torino, Centro Piemontese di Studi africani (materiale tratto dalle collezioni storico-artistiche dell’ex Museo Africano)

27 novembre 1999 – 26 marzo 2000: “La città progettata: Forlì, Predappio, Castrocaro. Urbanistica e architettura fra le due guerre”, Forlì, Comune di Forlì (l’IsIAO ha partecipato con 2 pannelli pittorici raffiguranti villaggi di fondazione in Etiopia)

19 dicembre 2001 – 17 febbraio 2002: “Viaggio in Africa. Dipinti e sculture delle collezioni del Museo Africano”, L’Aquila, Soprintendenza ai BAPPSAD de l’Aquila in collaborazione con l’IsIAO e con la Soprintendenza speciale all’Arte Contemporanea – Galleria Nazionale d’Arte Moderna

8 aprile – 24 maggio 2002: “Metafisica costruita. Le città di fondazione degli anni Trenta dall’Italia all’Oltremare”, Roma, Assessorato alla Cultura della Regione Lazio e Touring Club Italiano. (materiale tratto dalle collezioni storico-artistiche dell’ex Museo Africano e dalla Fototeca)

20 novembre – 11 dicembre 2002: mostra fotografica “Massawa et la Mer Rouge. Histoire et culture”, Asmara, Alliance Française d’Asmara (materiale tratto dalle collezioni storico-artistiche dell’ex Museo Africano e dalla Fototeca)

11 marzo – 16 maggio 2004: “1923-1930. Monza verso ‘l’unità delle arti’, Monza, Comune di Monza (l’IsIAO ha autorizzato il prestito di materiale proveniente dalle collezioni del Museo Africano che risulta essere stato esposto in occasione della Mostra delle Colonie alla Biennale del 1925)

16 aprile 2004: “Africa: “La conservazione dell’Eden: Voci, suoni, natura, poesia”, Roma, in collaborazione con il Museo Civico di Zoologia e Jane Goodall Institute Italia (l’Isiao ha partecipato con una  esposizione di strumenti musicali africani facenti parte delle collezioni del Museo)

Archivio storico

Consultabile su appuntamento

L’archivio storico del Museo Africano consiste in alcune migliaia di documenti di esploratori, viaggiatori, amministratori coloniali e politici attivi in Africa fra il 1870 e i primi decenni del XX secolo.

Costituito inizialmente soprattutto dai lasciti di carteggi di esploratori italiani, si formò a partire dalla seconda metà degli anni Trenta all’interno del Museo Africano andando ad affiancare l’attività scientifica e di ricerca ivi condotta. Dal 1935 al 1940 tutta la documentazione proveniente dall’Africa afferiva al Museo per poi essere distribuita in altri musei di secondaria importanza. Le vicende del fondo archivistico seguirono strettamente le vicende del Museo e quando nel 1953 con legge 430 si soppresse il Ministero dell’Africa Italiana fu disposto che tutta l’attività e il materiale d’interesse scientifico e culturale del soppresso ministero sarebbero stati devoluti all’Istituto Italiano per l’Africa (ora IsIAO) compresi quindi il Museo e il suo archivio. A partire dagli anni Settanta si procedette al riordino ed alla schedatura con la pubblicazione, nel 1980, del relativo catalogo compilato Cesira Filesi. La stessa studiosa ha curato anche la seconda edizione de L’archivio del Museo africano in Roma, riveduta e ampliata, pubblicata nel 2001 in seguito al ritrovamento di altri documenti.

La schedatura, ha enucleato i due nomi di maggiore spicco nell’ambito dell’archivio stesso: Manfredo Camperio, direttore de L’Esploratore, presidente della Società d’Esplorazione Commerciale in Africa, e Gaetano Casati, militare ed esploratore, che fu nel Sudan tra il 1880 e il 1890. Legati a questi due nomi sono i carteggi più importanti che, oltre a documenti loro propri, contengono prevalentemente la corrispondenza a loro inviata da viaggiatori, esploratori, geografi o studiosi in genere. Tutti gli altri documenti, per lo più corrispondenza a carattere personale, ma anche relazioni in forma di lettera, pagine di diario, molti ritagli di stampa e bozze di pubblicazioni, sono stati raggruppati intorno ad altri nomi quali Bottego, Cecchi, Ferrandi, Gessi, Ruspoli, Vannutelli etc.