tailandia 2 copProgetto bilaterale Thai-Italian “Lopburi Regional Archaeological Project” (Lo.R.A.P.), Tailandia

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Ricerca archeologica per la ricostruzione dei modelli di sviluppo economico sociale nel Sud-est asiatico. Trasferimento di know-how: formazione di specialisti locali nel settore dello scavo e gestione dei dati archeologici e formazione di tecnici locali nel settore della conservazione e restauro

Anno di inizio della missione: 1988

Direttore responsabile della Missione: Roberto Ciarla, archeologo
Co-direttore: Pakpadee Yokongdee, archeologa
Vicedirettore: Fiorella Rispoli, archeologa

Judith Cameron, archeologa
Amphan Kijngam, paleozoologo
Surapol Natapintu, archeologo
Praphid Phongmas, antropologa
Thomas Oliver Pryce, specialista di archeometallurgia e ricognizione

Finanziamenti: IsIAO; Ministero degli Affari Esteri, DGPCC Uff. V; Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” (MNAOr)

Accordi: Thai Fine Arts Department; Silpakorn University; Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” (MNAOr); University Museum of the University of Pennsylvania (MASCA), Philadephia, USA; King Narai National Museum, Lopburi

Programma attività 2009

Si prevede di completare la documentazione grafica e fotografica e lo studio preliminare dei reperti rinvenuti nel comprensorio archeologico di Khao Sai On che sin dal 1989 è stato oggetto di attente ricognizioni che hanno condotto all’individuazione di un’area di c. 500 m quadrati legata ad attività metallurgiche pre-protostoriche. I reperti ivi rinvenuti sono ora conservati presso i magazzini del Museo Nazionale “Re Narai” di Lopburi dove, in accordo con la direzione del Museo, si sta progettando l’allestimento di uno spazio espositivo permanente, con supporti didattici in thai e in inglese, dedicato agli scavi condotti dalla missione italo-tailandese.

Insieme alla conclusione dell’inventario dei reperti su supporto informativo, al completamento della documentazione ed allo studio del materiale si avvierà anche un’attività di formazione rivolta a due archeologici del 4th Regional Office of the Thai Fine Arts Department, Lobpuri, e a due operai del suddetto Museo, finalizzata proprio all’addestramento nelle operazioni di documentazione e conservazione dei reperti archeologici.

Presentazione attività

Il progetto, diretto da Roberto Ciarla (MNAOr) e Surapol Natapintu (Facoltà di Archeologia-Università Silpakorn, Bangkok), è iniziato nel 1988 con un accordo di collaborazione scientifica tra l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente e la Divisione di Archeologia del Dipartimento di Belle Arti della Tailandia, con la collaborazione, in tempi più recenti, del Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” (MNAOr) (Fig. 1).

L’area geografica delle indagini include la Piana di Lopburi, sulla riva sinistra del F. Chao Praya con i suoi affluenti orientali: il Lopburi e il basso Pasak (Fig. 2). La Piana, margine orientale della depressione tettonica nota come Pianura Centrale, gode di clima tropicale di savana (temperatura  m.a. 28.6 °C) con una piovosità di 1370 mm concentrata nella stagione umida (Maggio-Ottobre). La fisiografia dell’area include sia la piana alluvionale olocenica che la sua fascia pedemontana orientale, delimitata da formazioni montuose a inselberg. Tali rilievi, originati dalla frizione tra placche continentali (Shan-Thai, Indocinese, Pacifica) consistono di calcari permiani e carboniferi e di rocce intrusive del Terziario; al contatto tra i due orizzonti litologici emergono significative mineralizzazioni di rame (Fig. 3).

Il progetto LoRAP ha per obiettivo la definizione del ruolo svolto dall’espansione della risicoltura, dalla crescita delle attività artigianali e dai commerci su lunga distanza nei processi di formazione delle società complesse della Tailandia centrale tra il 1500 a.C. e il 500 d.C., con particolare riferimento alle dialettiche socio-economiche intercorse con la civiltà cinese e indiana. La ricerca si è indirizzata verso l’indagine di siti che videro il passaggio da un’economia di villaggio ad un’economia complessa, con la formazione di centri di aggregazione sociale e di specializzazione artigianale e agricola, organizzati secondo un modello insediamentale dominato da una scala gerarchica di centri fortificati (moated sites), il principale dei quali fu Lopburi, antica Lavo (Fig. 4).

Le nostre indagini coprono i due principali campi della più recente archeologia tailandese: quello preistorico, principalmente interessat o al fenomeno della nascita dell’agricoltura e della metallurgia, e quello protostorico più attento al fenomeno della “indianizzazione”, iniziato, secondo la tradizione storica, intorno al sec. V d.C. La ricerca dei presupposti sociali ed economici che indussero le società agricole della valle del Chao Praya ad assorbire in modo tanto profondo e totale elementi culturali stranieri fu, quindi, il motivo che ci spinse ad interessarci alla provincia di Lopburi, uno dei principali centri del “regno” indianizzato, di lingua e popolazione Mon, noto come Dvaravati (ca. secc. VI-XI d.C.).

Fig. 1. Assetto istituzionale del Progetto LoRAPFig. 2. Localizzazione della provincia di Lopburi (Tailandia Centrale)Fig. 3. Carta geomorfologia della Provincia di Lopburi (Tailandia Centrale)Fig. 4. Veduta aerea della città di Lopburi (Tailandia Centrale)

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INDAGINI ARCHEOLOGICHE A THA KAE (1988-1993)

All’inizio delle nostre attività di campo, nel 1988, prioritario si rivelava il salvataggio del sito archeologico di Tha Kae (Distretto di Lopburi, Prov. di Lopburi, lat. 14°15′40” – long 100°37′10”)  sul punto di essere completamente distrutto da attività di cava e da scavi clandestini che, nell’Aprile del 1993, imposero l’abbandono delle indagini.Il sito, sviluppatosi su un terrazzo fluviale abbracciato dal meandro di un antico corso d’acqua, forse lo stesso Lopburi, appariva dalle fotografie aeree dei primi anni Cinquanta come un moated site di ca. 8-12 ha con doppio fossato e terrapieno, di cui oggi non restano che labili tracce (Fig. 5).

Quattro campagne di scavo hanno consentito di recuperare i dati necessari alla ricostruzione della storia dello spesso deposito archeologico, con fasi di occupazione databili tra l’inizio del II millennio a.C. e il sec. XVII d.C. (Fig. 6).

Obiettivi principali del progetto LoRAP sono stati: la ricostruzione del processo di formazione del deposito, la definizione delle sue fasi strutturali e culturali, la definizione – cronologica e economica – delle attività artigianali condotte nel sito. Dopo una prima campagna (1988) dedicata esclusivamente alla lettura delle purtroppo numerosissime sezioni di cava lungo tutto il perimetro della porzione centrale del sito, sono stati aperti quattro cantieri di scavo e due trincee di saggio per un totale di 220 m2.

Dall’analisi dei dati raccolti, risulta evidente l’importanza del livello basale, relativo a una fase culturale inquadrabile tra la tarda Età Neolitica e l’inizio dell’Età del Bronzo (circa 2000-1400 a.C.) (Fig. 7). Tale fase vide, infatti, le locali comunità di cacciatori-raccoglitori acquisire la tecnica di coltivazione del riso e, successivamente, le tecniche di estrazione, fusione e produzione del metallo (rame/bronzo), innescando così un processo di crescita della complessità sociale – evidente nelle sepolture “familiari” della necropoli dell’Età del Ferro (Fig. 8) – culminato, anche in conseguenza dell’uso di attrezzi in ferro e dell’instaurarsi di scambi su lunga distanza, con il fiorire della cultura Dvaravati intorno alla metà del I millennio d.C.

Fig. 5. Pianta del sito di Tha Kae (1990) e veduta aerea del sito (2006)Fig. 6. Sequenza cronologico-culturale del deposito archeologico di Tha KaeFig. 7. Alcune delle sepolture rinvenute nel livello necropolare 1 (III sec. a.C.-III/IV d.C.)Fig. 8. Sepoltura tardo-neolitica rinvenuta a Tha Kae (ca. 2000-1400 a.C.)

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INDAGINI ARCHEOLOGICHE A PHU NOI (1994)

Al fine di calibrare i dati raccolti a Tha Kae si decise di condurre una campagna di scavo nel sito di Phu Noi (Distretto di Ban Mi, Prov. di Lopburi; lat. 15°14′07″, long. 100°35′48″), situato nella fascia collinare (Takli Undulating Terrain) al margine nord-occidentale della Piana di Lopburi (ca. 48 km. da Tha Kae), che credevamo interessato da una sola fase culturale. Nel 1990, infatti, Surapol Natapintu aveva condotto, presso un cantiere edile nel monastero del villaggio, uno scavo di salvataggio (3×5 m) portando alla luce 32 sepolture – suddivise in tre fasi mortuarie – con ricchi corredi ceramici, monili in conchiglia, in carapace di tartaruga, avorio e pietra; la necropoli fu datata, in base all’assenza del metallo in strato e a una prima valutazione della tipologia ceramica, intorno al 2000-1800 a.C. Lo scavo effettuato successivamente dal LoRAP (Dicembre 1994-Marzo 1995) (Fig. 9) ha messo in luce due principali strati archeologici: il primo, superiore, a carattere abitativo o di frequentazione e il secondo, inferiore, consistente in una vasta necropoli ad inumazione, parzialmente disturbata dallo strato abitativo (Fig. 10).

Come di frequente accade in Asia sud-orientale, non è stato possibile, per il grado di bio-turbazione co- e post-deposizionale, collezionare, in accordo con le norme del chronometric hygiene, campioni di carbone per datazione radiometrica. Tuttavia la presenza di manufatti in lega di rame ad alto tenore di stagno, insieme alla tipologia del vasellame fittile (confronti con materiali da siti datati al 14C) e al diagnostico rituale d’inumazione (offerta di porzioni di animale accanto o sopra il bacino del defunto o nei pressi del cranio) hanno permesso di avanzare una datazione della necropoli tra l’800 e il 500 a.C. (Fig. 11). Lo strato abitativo, probabilmente in relazione con un elusiva fase necropolare a incinerazione, sembra potersi datare, per la tipica industria su osso/corno (Fig. 12) e la presenza di manufatti di imitazione indiana (quali gli skin rubbers e monili di ceramica) all’inizio del I millennio d.C. Di particolare rilievo per gli obiettivi del progetto è stato l’aver accertato la circolazione di “beni di lusso” all’interno di una piccola comunità agricola, marginale rispetto ai siti della Piana, sia nel periodo più antico (bracciali di bronzo), sia in quello più recente (manufatti di importazione/imitazione indiana) con un drastico cambiamento nella ritualità funeraria.

Fig. 9. Pianta del sito di Phu Noi (1995) e localizzazione delle trincee di scavoFig. 10. Sequenza cronologico-culturale del sito di Phu NoiFig. 11. Alcune delle sepolture rinvenute nel livello necropolare 2 (ca. 800-500 a.C.)Fig. 12. Il livello abitativo tardo-protostorico di Phu Noi (ca. secc. I-IV d.C.)

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INDAGINI ARCHEOLOGICHE A PONG MANAO (2003)

Nella convinzione che ogni operazione culturale deve non soltanto fornire risultati vantaggiosi per la comunità scientifica, ma essere anche occasione di sviluppo sociale ed economico per le comunità locali che ospitano le nostre ricerche, il progetto ha collaborato con l’Università Silpakorn di Bangkok per attività di ricerca e formative nei settori della conservazione/restauro e della valorizzazione/promozione dei Beni Culturali. Da qui la nostra partecipazione al “Pong Manao Cultural Heritage Promotion/Conservation Project” affidato dalle autorità locali alla Facoltà di Archeologia dell’Università Silpakorn.

Il sito di Pong Manao (Tambon Huai Ram, Distretto di Patthana Nikhom, Prov. di Lopburi; lat. 14° 54′28,4″; long. 101° 14′50,3″) interessa un vasto terrazzo, alla confluenza di due torrenti, in origine coperto da foresta sub-tropicale e poi messo a coltura negli anni ‘50 (Fig. 13). Negli anni ‘80, un vasto appezzamento fu donato ad una comunità monastica per la costruzione del monastero noto come Wat Pong Manao.

Negli anni ‘90 il sito fu ripetutamente oggetto di scavi clandestini, interrotti nel 2000 da un’operazione di polizia, che portò al salvataggio del sito e ad un accordo tra le autorità locali e l’Università Silpakorn. Quest’ultima fece del sito il suo principale scavo-scuola nell’ambito di un progetto avente per obiettivo la valorizzazione di quanto rinvenuto, attraverso la creazione di un museo locale (Fig. 14) e di percorsi didattici archeologico-naturalistici con il coinvolgimento dell’intera comunità locale chiamata a co-gestire la realizzazione del progetto. Diverse campagne di scavo hanno messo in luce una necropoli della tarda Età del Ferro (ca. III-IV sec. d.C.) con sepolture ad inumazione fornite di corredi composti da vasellame ceramico lustrato tipico del periodo, vasellame di bronzo, monili di bronzo, vetro e pietre dure, armi di ferro e bi-metalliche, utensili di ferro e insegne di status in carapace di tartaruga.

Data l’estensione del sito (ca. 6 ha), l’Università Silpakorn ci propose di collaborare alla individuazione dei limiti della necropoli e di eventuali livelli abitativi ad essa connessi. Le indagini condotte in tre aree di scavo (Sq. 5: 3×2 m, Sq. 6: 2×5 m, e Sq. 7: 5×5,5 m) hanno effettivamente rinvenuto uno strato abitativo – cui era associata una sepoltura di neonato in giara (Fig. 15) – con diverse generazioni di alveoli di palo, di battuti di calice e di discariche (Fig. 16) formate da mammalofauna (bovini, suini, cervidi) e ittiofauna (pesci e conchiglie), frammenti di vasellame fittile, di manufatti in osso e corno, di bracciali di bronzo e di vetro e punte di freccia in ferro (Fig. 17).

Fig. 13. Foto aerea del distretto di Patthana Nikhom e pianta del sito di Pong Manao (2002)Fig. 14. Il piccolo Museo locale costruito nell’area del tempio di Pong ManaoFig. 15. Sepoltura in giara rinvenuta durante gli scavi a Pong Manao (ca. II-IV sec. d.C.)Fig. 16. Evidenze abitative tardo-protostoriche rinvenute durante gli scavi a Pong Manao (ca. II-IV sec. d.C.)Fig. 17. Alcuni manufatti rinvenuti nel livello abitativo tardo-protostorico di Pong Manao: 1. frammenti di bracciali e orecchini in vetro turchese; 2. punte di lancia e punteruolo in ferro; 3. frammenti di bracciali in bronzo; 4. proiettili da fionda in terracotta; 5.  fuseruole; 6. frammenti di bracciali in osso; 7. lisciatoio.

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INDAGINI ARCHEOLOGICHE A KHAO SAI ON (2006-2008)

Nel 1989 la ricognizione geomorfologica della Piana di Lopburi condotta dal prof. Mauro Cremaschi nell’ambito del Lo.R.A.P. portò all’individuazione di un affioramento calcareo – noto come Khao Sai On-KSO (”Monte Soffice”; H. 74 m slm; lat. 14°50′10″, long. 100°37′; 10 km SE di Lopburi) – con vene di roccia cuprifera al contatto con strati di rocce intrusive. La zona fu allora oggetto di attenta ricognizione che portò al rinvenimento di un’area di ca. 500 m2 (denominata Khok Din) legata ad attività metallurgiche pre-protostoriche: sgrossatura della roccia madre, fusione del rame e colatura entro stampi a due valve di terracotta. Successive ricognizioni rilevarono diverse altre emergenze entro un raggio di ca. 2 km dall’affioramento roccioso di KSO. Nel 2006 iniziammo le ricerche nell’area con due saggi stratigrafici in località Khok Din e Noen Din, cui sono seguiti interventi di scavo di maggiore ampiezza nel 2007 e nel 2008 (Fig. 18).

KSO – Khok Din
Nel monticolo di Khok Din (ca. 500 m2), formato dai resti di lavorazione di roccia cuprifera, a ca. 88 m dal piccolo inselberg di KSO, le indagini stratigrafiche hanno messo in luce un potente deposito formato da “piani” di attività per la lavorazione della roccia madre e la fusione del rame (Fig. 19), e “lenti” sovrapposte di graniglia di rocce metallifere (soprattutto quarzo e diorite con residui di ossidi e solfati di rame) (Fig. 20) mista a frammenti di scorie, di manufatti usati per la frantumazione della roccia madre (martelli e incudini di pietra) e per la raffinazione del metallo (crogiuoli di terracotta e “collari” di fornace di terracotta) associati a frammenti di vasellame domestico.

Tale deposito, dovuto a ripetuti cicli di lavorazione, si sviluppò direttamente sul banco di calcare naturale a contatto con un affioramento di suolo lateritico del Tardo Terziario. Nel livello basale sono state rinvenute le più chiare evidenze di installazioni metallurgiche, associate a frammenti di legno carbonizzato, ottimali per una datazione assoluta con metodo radiometrico (14C o AMS), ma già la tipologia di vasi fittili e ceramiche industriali indica una datazione tra l’ultimo quarto del I millennio a.C. e l’inizio del I millennio d.C.

La miniera
Di eccezionale rilevanza è stata la localizzazione della miniera – riferibile all’Età del Ferro – sul piccolo inselberg di Khao Sai On, consistente di un’imponente cava a cielo aperto sul versante orientale del monte (Fig. 21a). Alle quote più alte sono state inoltre osservate evidenze di più antiche fasi estrattive (verosimilmente della media Età del Bronzo) (Fig. 21b).

Fig. 18. Carta topografica della provincia di Lopburi e localizzazione del distretto minerario di Khao Sai OnFig. 19. Fasi di scavo del deposito industriale di Khok Din che documentano i resti di installazioni per la lavorazione e fusione della roccia metallifera (secc. II a.C.-III d.C.)Fig. 20. I micro-livelli di graniglia di ganga e minerale di rameFig. 21. La miniera di rame a cielo aperto rinvenuta a Khao Sai On

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NOEN DIN

A Noen Din (”Spianatella di Terra”, ca. 1,5 km a NE di KSO), tra un’ampia area coltivata e un residuo di foresta tropicale attraversato da un fosso torrentizio, sono state aperte (2206-2008) sette trincee (tot. 156,25 m2) mettendo in luce un solo strato archeologico formato da rifiuti abitativi e industriali derivati dalla raffinazione e fusione di rocce cuprifere. Gli episodi di discarica sono omogeneamente caratterizzati da resti di ceramiche domestiche e industriali (frammenti di crogiuolo, fornace, e forme di fusione) e mammalofauna contenuti in una matrice limo-argillosa mista a minuti frammenti di scorie di fusione e ganga (Fig. 22). La natura abitativa del deposito risulta anche dalla presenza di alcune fosse di palo, relative a strutture sopraelevate di cui non è stato però possibile ricostruire la pianta, e da due sepolture di individui in età neonatale. Sepolture infantili di questo tipo, anche in altri siti preistorici tailandesi (ad es. a Pong Manao), sono solitamente dislocate all’esterno del cimitero degli adulti che, a Noen Din, dovrebbe estendersi nella porzione sud del sito, dove sono state rinvenute, sino a oggi, quattro sepolture (G1-4). Delle due sepolture isolate di infanti, una (G5) consiste in un’inumazione su “letto di cocci”, pertinenti a due vasi frantumati in loco prima della sepoltura, accompagnata da una giara deposta presso i piedi (Fig. 23); la seconda (G6), anche questa un’inumazione, ha restituito i resti di un neonato con corredo consistente in una collana di perle di corniola, una cavigliera di conchiglia con piccoli pendenti “a barilotto”, anche essi di conchiglia, tre vasi di ceramica e nove forme di fusione di terracotta (Fig. 24). Sia i vasi, sia le forme di fusione presentano rotture e tracce di riparazione precedenti alla deposizione; le forme di fusione, poi, non hanno lo stesso profilo e non sono utilizzabili in coppie. Proprio questa diversità di forme ha permesso di avere, per la prima volta in Tailandia, la certezza della contemporaneità sia dei diversi tipi esemplificati dalle forme, sia tra queste e il “collare” di terracotta per fornace di fusione del rame che accompagnava, assieme a un vaso di ceramica, a due perle di corniola e a una di vetro, la sepoltura G4 (Fig. 25). L’associazione, poi, tra questo tipo di “collare”, i frammenti di crogiuolo e i frammenti di terracotta coperti di scoria (c.d. slag skin) che crediamo rivestissero una fornace a tazza, hanno consentito di avanzare una ipotesi sulla tecnica di co-fusione (ossidi e solfati di rame) usata nella regione durante l’Età del Ferro (Fig. 26), vale a dire nell’arco cronologico in cui crediamo siano avvenute importanti trasformazioni nell’assetto sociale dell’area, con la formazione di livelli detentori di maggiore ricchezza e simboli di status, tra cui gioielleria e armi di bronzo. L’aumento della domanda di tali beni sarebbe all’origine dell’intenso sfruttamento delle locali vene di rame.

Le indagini stratigrafiche e di superficie hanno consentito di accertare i limiti nord, est e ovest dell’insediamento, che non eccede 1,5 ha: un piccolo gruppo di contadini e “metallurghi”, forse stagionali, che, tra ca. il sec. II a.C. e il sec. II d.C., sfruttava quanto più possibile le risorse offerte dall’ambiente naturale.

Fig. 22. Noen Din, Operation 2. Alcune fasi della scavo dello strato di discariche domestiche/industrialiFig. 23. Noen Din, Operation 3. Sepoltura di infante (G.5), ca. secc. II a.C.-III d.C.Fig. 24. Noen Din, Operation 4-5. Sepoltura di neonato (G.6), ca. secc. II a.C.-III d.C.Fig. 25. Noen Din, Operation 1. Sepoltura G.4 (ca. secc. II a.C.-III d.C.) nella quale è stato rinvenuto il collare di terracotta per fornace da fusioneFig. 26. Ipotesi ricostruttiva di una installazione per la co-fusione di ossidi e solfati di rame a Khao Sai On

INDAGINI DIAGNOSTICHE E INTERVENTI CONSERVATIVI
L’archeologia non è solo avventura e scoperte. Il nostro lavoro sarebbe inutile se non rendessimo comprensibili a tutti, e godibili da tutti, le nostre scoperte. La conoscenza e la conservazione dei manufatti rinvenuti sono dunque tra i doveri principali dell’archeologo.

Indagini diagnostiche
1992-1995: Studio delle tecniche di decorazione e di finitura di superficie di vasi fittili del Tardo Neolitico/Prima Età del Bronzo (2000-1300 a.C.) attraverso metodiche di microscopia, radiografia e replicazione sperimentale (dott.ssa Fiorella Rispoli).

1993: Nell’ambito della stretta collaborazione con il progetto Thai-Americano “Thailand Archaeometallurgy Project-T.A.P.” (University of Pennsylvania-Thai DFA) sono state effettuate analisi quali-quantitative con metodica PIXE su manufatti di bronzo provenienti dal sito di Tha Kae (Dott. Vincent C. Pigott).

2000-2001: Indagini diagnostiche e archeometriche su ceramiche del Tardo Neolitico/Prima Età del Bronzo (2000-1300 a.C.) dagli scavi LoRAP e TAP nella regione di Lopburi in collaborazione con l’Istituto di Radiologia del Policlinico Universitario ‘A. Gemelli’ attraverso radiografia (Rx), xeroradiografia e di radiografia digitale a luminescenza fotostimolata (F. Rispoli ) (Fig. 27).

2001-2002: Analisi qualitative e semi-quantitative di campioni da manufatti di bronzo da Tha Kae e Phu Noi attraverso metallografia ottica, fluorescenza X dispersiva in energia (EDXRF), Microdurezza Vickers [dott. Stefano Ridolfi (Ars Mensurae) e dott. Pino Guida (ICR)].

2003-2004. Analisi qualitative per la caratterizzazione mineralogica degli impasti relativamente a campioni di vasellame preistorico dagli scavi del LoRAP e del TAP con tecnica di Diffrazione dei raggi X (XRD), in collaborazione con F. Rispoli (ricercatore principale, IsIAO) e P. Molaioli, C. Seccaroni e A. Tognacci (ENEA-CRCasaccia).

2004: Analisi quali-quantitative al SEM- con microsonda Edax di perle di vetro da Tha Kae in collaborazione con il Servizio di Microscopia Ottica e Elettronica del MNAOr (Fig. 28).

Interventi conservativi
2000: Restauro/conservazione di 70 manufatti archeologici da Tha Kae presso il Museo Nazionale “Re Narai” di Lopburi.

2002: Restauro/conservazione di 80 manufatti archeologici da Phu Noi presso il Museo Nazionale “Re Narai” di Lopburi.

2003-2006: Restauro/conservazione di 22 vasi neolitici (scavi TAP) in corso di studio presso il Centro Scavi e Ricerche Archeologiche in Asia (IsIAO) con il contributo del MNAOr (Fig. 29).

2005, 2007: Restauro/conservazione di 50 manufatti archeologici da Tha Kae, Phu Noi e KSO-Noen Din presso il Museo Nazionale “Re Narai” di Lopburi (Figg. 30-31).

Fig. 27. Indagini diagnostiche (xeroradiografia e radiografia digitale a luminescenza fotostimolata) per la ricostruzione delle tecniche di manifattura della ceramicaFig. 28. Indagini diagnostiche (SEM/EDAX) per la caratterizzazione chimico-fisica degli elementi per collana in vetro rinvenuti a Tha Kae Fig. 29. Conservazione e restauro della ceramica Fig. 30. Conservazione e restauro dei manufatti scavati a Phu Noi Fig. 31. Microscavo, conservazione e restauro dei bracciali rinvenuti nella sepoltura G.1 a KSO-Noen Din

Roberto Ciarla

Produzione bibliografica

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Risorse elettroniche

Tailandia

Analisi ceramiche