Iran – Jiroft
Jiroft: scoperta di una nuova civiltà nel cuore dell’Iran
Ricostruzione sistematica dei siti della valle dell’Halil Rud con creazione di un GIS, raccolta e studio dei materiali di superficie, creazione di una sequenza archeologica regionale. Studio preliminare e rilievo di dettaglio dei complessi monumentali scavati a Konar Sandal.
Anno di inizio della missione: 2008
Direttore responsabile: Massimo Vidale, archeologo
Elisa Cortesi, archeologa
Michele Cupitò, archeologo
Francois Desset, archeologo
Giovanni Leonardi, archeologo
Roberto Micheli, archeologo e disegnatore
Vincenzo Torrieri, topografo
Finanziamenti: IsIAO; Ministero degli Affari Esteri, DGPCC Uff. V; Iranian Cultural Heritage, Tourism and Handicraft Organization (ICHTHO), Iran; Fondazione Sciarpetta
Accordi: Iranian Cultural Heritage, Tourism and Handicraft Organization (ICHTHO)
Conclusi i lavori di scavo di recupero nel sito della necropoli di Mathoutabad (VI-III millennio a.C.), le ricerche per l’anno in corso prevedono:
- la sistematizzazione delle basi cartografiche e topografiche, la ricognizione sistematica dei siti della valle dell’Halil Rud e la creazione di un archivio geo-topograifco in ambiente GIS;
- la raccolta sistematica di materiali archeologici sulla superficie dei siti più rilevanti e la documentazione grafica e fotografica degli stessi materiali;
- l’inizio dello studio e del rilievo architettonico e stratigrafico di dettaglio delle architetture monumentali già scavati dalla missione archeologica iraniana diretta da Youssef Madjidzadeh dal 2002 al 2008.
La civiltà dell’Halil Rud o di Jiroft è una delle più recenti e rivoluzionarie scoperte dell’archeologia orientale. Nella valle dell’Halil, infatti, è stato identificato il cuore di una antica cultura urbana dell’altopiano iranico che probabilmente corrisponde alla potente nazione di Mahrashi, citata dai testi cuneiformi prima come nemica, poi come potenziale alleata degli stati Mesopotamici della seconda metà del 3° millennio a.C.
Dal 2006 al 2009 una Missione Italiana dell’IsIAO ha operato a Jiroft (Kerman, Iran), di concerto con l’ICAR (Iranian Centre for Archaeological Research), effettuando scavi nel sito della necropoli saccheggiata di Mathoutabad, presso il centro proto-urbano di Konar Sandal. Dal 2006 al 2008 abbiamo lavorato sotto la direzione di Youssef Madjidzadeh. Nel 2008 Massimo Vidale è stato incaricato dall’ICAR, insieme a Nader Sulaimani e Ali Daneshi, della direzione dei lavori per il completamento dello scavo.
Mathoutabad è un sito con diverse fasi di occupazione. La più antica, Mathoutabad 1, è rappresentata da strutture semi-interrate nel suolo vergine. Tra il 2008 e il 2009, a circa 4 m di profondità dalla superficie attuale, è stata parzialmente messa in luce una grande capanna di pianta ovale di 9 x 8 m, con pavimenti sovrapposti di limo sabbioso e sostenuta da pali lignei. Nel punto centrale vi era un pozzetto circolare largo circa 1 m e profondo 2 m, contenente scarichi di bicchieri quasi integri con vivaci disegni policromi. Nella capanna sono stati trovati focolari, grandi giare frantumate in posto, numerose ossa animali, resti di attività metallurgiche e di lavorazione della selce e dell’ossidiana. Nei dintorni erano anche lavorati vasi d’alabastro e clorite e si fabbricavano perline di lapislazzuli. Il radiocarbonio calibrato colloca questa fase e la cultura che essa testimonia tra il 4200 e il 3600 a.C.
Mathoutabad 2 è uno strato di circa 1,5 m sovrapposto a questo orizzonte. Contiene ceramiche dipinte note in letteratura come “di Aliabad”, da un sito identificato da Joseph Caldwell negli anni ’60 del secolo scorso presso Tall-i Iblis (Kerman). Queste superfici di occupazione non contengono resti di costruzioni e sulla base di confronti ceramici sono databili (in via preliminare) tra il 3600 e il 3300-3200 a.C.
Gli strati definiti come Mathoutabad 3 contengono materiali ceramici del tutto diversi, di affinità Uruk-Jemdet Nasr, estremamente simili a quelli degli orizzonti XVII-XVIIa dell’Acropoli di Susa. Sono stati trovati centinaia di frammenti e diversi esemplari integri di ciotole a bordo tagliato (bevelled rim bowls), “vasi da fiori” (Blümentopfen), giare biconiche con prese “a naso”, bottiglie con beccuccio rivolto verso il basso e altre forme che indicano stretti contatti con la regione del Khuzistan e Sumer. Anche in questo contesto non sono state trovate tracce di edifici. La datazione proposta sulla base dei confronti cade tra il 3300 e il 3100-3000 a.C. Queste tre occupazioni, pur nella limitatezza delle trincee scavate, hanno quindi rivelato le più antiche fasi della cultura protostorica di Jiroft.
Mathoutabad 4 corrisponde a una necropoli stimata a circa 800-1000 sepolture completamente distrutta, insieme ad altre della valle dell’Halil, da scavi clandestini condotti nel 2001. Molte delle tombe distrutte contenevano in origine vasi in clorite incisa nello stile in passato detto “interculturale” ma che ora si riconosce come quello proprio dei centri dell’Halil Rud. Oltre ai frammenti di questi lussuosi vasi, lavorando al setaccio abbiamo recuperato una abbondante documentazione ceramica, molti frammenti di vasi metallici, sigilli, e più di mille perline di diverse pietre semipreziose. Le ceramiche sono parzialmente analoghe a quelle del Periodo III di Shahr-i Sokhta, circa 2400-2200 a.C., prima data affidabile per una buona campionatura dei famosi vasi in clorite incisa.
Nel gennaio 2009, infine, è stata individuata una prima sepoltura indisturbata, contenente un gruppo di vasi ceramici, un vaso in alabastro, uno in rame con coperchio ligneo, perle in cornalina e ossa animali. La tomba ha rivelato importanti aspetti rituali e il corredo fornisce ulteriori correlazioni cronologiche.
Massimo Vidale






