Iran – Isfahan
Dallo Scavo all’Archivio, A.D.A.M.J.I. (Archivio Digitale Archeologico, Masgid-i Juma [Moschea del Venerdì], Isfahan)
Accordo di collaborazione tra l’IsIAO e l’ICTCHO per la creazione di un Archivio Digitale Archeologico che vede l’applicazione di nuove metodologie di indagine archeologica, conservativa, di registrazione e gestione dati dei materiali provenienti dai lavori di scavo condotti dalla Missione Archeologica Italiana presso la Moschea del Venerdì di Esfahan negli anni ‘70 del XX secolo
Anno di inizio: 2003
Direttore responsabile: Bruno Genito, archeologo iranista
Gabriella Manna, storica dell’arte
Giulio Mareca, archeologo
Caterina Martucci, archeologa
Michael Jung, archeologo
Luciano Rendina, archeologo e topografo
Luigi Ricci, disegnatore
Martina Rugiadi, archeologa
Daniela Spano, archeologa
Alessandra Tronelli, archeologa e topografa
Maria D’Angelo, laureanda
Agnese Fusaro, studentessa
Ada Giaccotto, studentessa
Caterina Lapiccirella, studentessa
Amalia Olimpo, studentessa
Valentina Perna, studentessa
Finanziamenti: IsIAO; Ministero degli Affari Esteri, DGPCC Uff. V; Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Accordi: Iranian Cultural Heritage, Tourism and Handicraft Organization (ICHTHO)
Con l’attività del 2009, che prevede due campagne in loco, si presume di completare lo studio dei materiali archeologici (ceramica, stucchi, vetri, legni, pitture ecc.) selezionati negli anni precedenti (c. 100.000 frammenti “diagnosticati” su un totale di c. 500.000).
A fianco del lavoro di studio ed analisi (che prevede anche il completamento dello studio delle tipologie delle paste della ceramica invetriata avviato nel 2008) ci sarà anche quello conservativo e di restauro relativo, in modo particolare, alla pulitura ed al consolidamento dei frammenti di pittura murale e degli stucchi appartenenti alla decorazione architettonica di periodo Abbaside (VIII sec. d.C.) e Selgiuchide (XI-XII sec. d.C.).
L’attività Italiana condotta ad Isfahan durante gli anni settanta del secolo scorso fu organizzata e pianificata in collaborazione con l’organizzazione Nazionale per la Conservazione dei Monumenti d’Iran (ora Ente per il Patrimonio Culturale e Turismo (d’ora in poi ICHTHO) e l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO). Quell’attività cominciò con i lavori di restauro e conservazione dei principali edifici della città (Cehel-Sutun, Ali Qapù, Hasht-Behest, Masjed-e Jom’e, etc.), e, alla fine del 1972, fu seguita da uno scavo archeologico nella moschea del Venerdì che durò ininterrottamente fino al 1978. La Grande Moschea del Venerdì, il Masjed-e Jom’e di Isfahan è uno dei più importanti monumenti architettonici d’epoca islamica dell’Iran, incentrato su una corte porticata sulla quale si aprono quattro ivan assiali. Questa costituisce una ben nota planimetria palaziale antico iranica (periodo partico e sasanide) che viene adottata, sembra fra la fine dell’XI sec. e gli inizi del XII, nella tipologia della moschea dell’area culturale iranica che fino ad allora aveva impiegato il tipo della moschea ipostila, c.d. “araba”, con volumi dal profilo essenzialmente orizzontale. La trasformazione della moschea ipostila ad ivan coincide quindi con il consolidarsi in Iran della dinastia turca detta dei Grandi Selgiuchidi (1038-1194) che crearono un regno indipendente, in gran parte dei territori orientali che avevano fatto parte del califfato Abbaside, ed elessero Isfahan come loro capitale. I turchi Selgiuchidi, del gruppo degli Oghuz provenivano dalla steppa fra il lago d’Aral e il Mar Caspio, e convertitesi all’Islam, presero le parti del sunnismo ortodosso opponendosi alla dinastia iranica dei Buyidi sciiti che avevano tenuto la Persia fra il X secolo e il primo terzo dell’XI sec. e avevano già nel 945 conquistato Baghdad, la capitale del Califfato Abbaside. I Selgiuchidi con Togril divennero campioni dell’ortodossia liberando nel 1055 il Califfo Abbaside dalla tutela dei Buyidi Sciiti, ricevendone il titolo di Sultano riconosciuto come “Pilastro dello Stato della Religione”.
L’attività archeologica 1972-1978
Il Masjed-e Jom’e, come è ben noto, è uno dei più interessanti edifici islamici d’Iran e questo non solo per l’indubbia importanza architettonica ma anche per i numerosi aspetti culturali, topografici, e archeologici venuti alla luce proprio tra il 1972 e il 1978, durante gli scavi effettuati dall’IsMEO, l’Istituto Universitario Orientale di Napoli e l’Università degli Studi di Roma, diretti dal Prof. U. Scerrato. La Grande Moschea non fu edificata su una superficie libera, ma poggia su una serie di strutture – in pisè e mattone crudo, ma anche in cotto tardo sasanidi e proto islamiche – nelle quali vanno riconosciute in massima parte i resti di costruzioni civili. Queste strutture hanno generalmente un orientamento climatico, cioè nord-est-sud-ovest, obliquo rispetto all’asse della qibla (Fig. 1).
L’orientamento di questo frammento di tessuto urbano pre-moschea si è conservato in particolare in quello del quartiere di nord-ovest. I condizionamenti dell’antica realtà urbana nei riguardi del comprensorio della Moschea del Venerdì sono particolarmente evidenti nel settore settentrionale che presenta un perimetro molto movimentato proprio nel quadrante nord-ovest. Notevole il fatto che, per quanto si è potuto accertare, la corte all’incirca corrispondeva ad uno spazio aperto, una specie di piazza oblunga in senso nord-sud circondato da modeste strutture. Era ben possibile ipotizzare che questo spazio potesse essere “controllato” a sud da un qualche edificio di una certa importanza; infatti in un saggio “in galleria” operato dalla Missione di restauro durante le ricerche per individuare la maglia araba sotto il padiglione cupolato di Nizam al-Mulk, fu individuato un moncone di colonna laterizia con decorazione a stucco di stile e cronologia sasanide, che le nostre successive ricerche hanno appurato appartenere ad un edificio di notevole importanza. Le rovine pre-moschea appartengono sicuramente ad uno di quei villaggi, quindici secondo le fonti, dal cui inurbamento si precisò il complesso della città di Isfahan. Il villaggio era quello di Yahudiye contiguo a quello di Yavan. Questa informazione è desunta dallo storico Abu Nu’aym (948-1038) che localizza ad Isfahan la costruzione della moschea sul posto di un’antica chiesa nestoriana (da altra fonte sappiamo che nell’area di Isfahan già nel 430 esisteva una sede vescovile) nel 772, cioè alla fine del califfato del famoso Al-Mansour, il fondatore di Baghdad.
Il risultato più importante dell’indagine archeologica è senza dubbio aver accertato che la prima Grande Moschea di Isfahan fu effettivamente fondata all’incirca alla data delle fonti, nel 772, di dimensioni più modeste di quella ricostruita nell’840-841 (Fig. 2). Di questa prima moschea abbaside, sicuramente una delle più antiche tra quelle fino ad ora conosciute in Iran, si è potuto rintracciare circa la metà del muro qibli, con orientamento obliquo rispetto alla direzione attuale, più corretta. Il muro qibli era decorato con una ricca decorazione in stucco modellato, di cui restano poche tracce nella nicchia del mihrab il cui fondo esibisce un motivo di minuti girali, con sottili foglie di vite, che nascono da una sorta di cespo o tronco d’albero centrale; sul lato destro resti di un pannello ornato da nastri di perle intrecciati che serrano minute foglie di vite.
Queste opere ci forniscono esempi di fondamentale interesse circa la produzione artistica in stucco pre-Samarra in Iran (IX sec), la grande effimera e lussuosa capitale dei Califfi Abbasidi, fondata da al Mu’tasim nell’836 e abbandonata circa cinquant’anni dopo. Questi stucchi sono una rara, anche se non forse unica, testimonianza dell’arte dello stucco in territorio iranico e sono di grande importanza anche per la conoscenza dell’arte dello stucco in ambiente Siro-Mesopotamico il quale pure è relativamente poco conosciuto per quanto riguarda il periodo fra la metà delI’VIII secolo e Samarra.
Le Nuove Ricerche
Circostanze politiche avevano impedito per molto tempo (1979-1998) ad alcun team italiano dell’IsIAO di tornare a lavorare ad Isfahan sullo stesso progetto. Su sollecitazione dell’Ente per il Patrimonio Culturale della Repubblica Islamica dell’Iran, 1′IsIAO nel 1996 ha volentieri aderito alla richiesta di riprendere, in collaborazione con il Servizio Archeologico Iraniano, la catalogazione e lo studio dei materiali archeologici, provenienti dalle ricerche italiane condotte fra il 1972 e il 1978 e conservati ad Isfahan nella Masjid-i juma. Quindi dopo oltre vent’anni è stata avviato un primo contatto esplorativo nel novembre del 1999, dove si è constatato che nel complesso 1′immenso deposito di oltre 5000 cassette di materiali non aveva patito visibili gravi danni, almeno nella sua parte più protetta. A partire dal 1999 in accordo con l’Iranian Cultural Heritage Organisation è cominciata un’attività di lavoro principalmente orientata alla realizzazione di un archivio-dati dei ritrovamenti del Masjed-e Jom’e di Isfahan (per la massima parte ceramica), e allo studio ed alla pubblicazione completa dello scavo del monumento. Durante le brevi campagne del 1999, del 2000 e del 2002 dirette dal Prof. U. Scerrato, si è provveduto ad una prima ricognizione della quantità, della qualità e dello stato di conservazione del materiale e successivamente alla digitalizzazione di tutti i disegni e le sagome, così come di tutti gli appunti relativi alla composizione degli impasti e dell’inventario redatto negli anni ‘70. Tutte le fotografie relative alla ceramica sono state scansionate, così come le piante generali della moschea, in particolare quelle relative alla zona qibli (area 190). Il lavoro, così impostato, sarà utilizzato per poter essere inserito in un sistema informatizzato (GIS, Sistema Informativo Geografico) che permetta di archiviare i dati, grafici, fotografici e le loro analisi ed interpretazioni.
“A.D.A.M.J.I.” (Archivio Digitale Archeologico del Masjed-e Jom’e di Isfahan)
Dopo le campagne del 2003, 2004, 2005, 2006 e 2007 condotte ad Isfahan presso il Masjed-e Jom’e, nel quadro di un accordo tra l’IsIAO e il Sazeman-e Myras Farhanghi Sanaye Dasti va Gardesghgari, ICHTHO, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale e l’ICAR (Iranian Centre for Archaeological Research), un lunga campagna è stata condotta nel 2008 (settembre-dicembre) con la quale si sta portando avanti la seconda fase del progetto.
Nelle tre campagne iniziali [1. 2003, ottobre-novembre; 2. 2004, a) febbraio-marzo e b) ottobre-novembre; 3. 2005, a) febbraio e b) ottobre-novembre], si erano portati avanti e completati il riordino, la riorganizzazione e la selezione dell’enorme quantità di materiale rinvenuto negli anni settanta del secolo scorso (circa 500.000 frammenti di ceramica, 500 frammenti di intonaco dipinto e stucchi, qualche migliaio di frammenti di vetro e altri materiali minori). Per questa prima parte del lavoro sono stati impiegati circa 197 giorni lavorativi, avviando la completa informatizzazione dei materiali.
Dal 2006 [a) ottobre, b) dicembre] si è passati alla seconda parte del progetto, che sarà, a sua volta, distinta in due fasi principali, la prima (2006-2009) (attualmente in corso) (finora sono stati impiegati circa 140 giorni lavorativi), costituita da uno studio preliminare del materiale selezionato o “diagnostico” (approssimativamente circa 100.000 frammenti di ceramica, 200 di intonaco dipinto e stucchi, 2000 di vetri, e qualche altra centinaia di materiali minori diversi, come monete, pettini, vasellame in bronzo, etc.), che è stato già oggetto di due lavori di tesi di laurea, una quinquennale (Anno Accademico 2006-2007, Dott.ssa Maria D’Angelo) e una seconda triennale (Anno Accademico 2007 Dott. ssa Amarilli Rava), e sarà oggetto in futuro anche di tesi magistrali e di dottorato (triennio 2008-2010), e la seconda (2010-2011), costituita dalla pubblicazione vera e propria dello scavo e dei materiali.
Bruno Genito
Genito, B. (forthcoming) The Italian Activity in Friday Mosque in ’70. In Saiedi-Anaraki & Genito, forthcoming.
Genito, B. & F. Saiedi (forthcoming) An Archaeological Archive, Access, Documentation: A Way Forward. In Saiedi-Anaraki & Genito, forthcoming.
Fontana, M.V. (forthcoming) The Contribution of the Literary Sources to the Archaeological Research: The Case of Two Early Iranian Mosques. In Saiedi-Anaraki & Genito, forthcoming.
Jung, M. (forthcoming) Outlines of Research on Pre-Seljuk Wall Paintings in the Masğid-i ğum‘a at Isfahan. In Saiedi-Anaraki & Genito, forthcoming.
Manna, G. (forthcoming) The ‘Blue and White’ Pottery Production, the State of Art. In Saiedi-Anaraki & Genito, forthcoming.
Maresca, G. (forthcoming) Glass Objects from the Excavations in the Friday Mosque of Isfahan. In Saiedi-Anaraki & Genito, forthcoming.
Massa, S. (forthcoming) The Analysis of the Un-glazed Pottery: Methodological Problems and Preliminary Results. In Saiedi-Anaraki & Genito, forthcoming.
Rugiadi, M. (forthcoming) Thr Emergence of Siliceous-Body Ceramics in Iran and Contemporary Glazed Wares: First Remarks on The Excavated Material from The Masjed-e Jom‘e of Esfahān. In Saiedi-Anaraki & Genito, forthcoming.
Saiedi-Anaraki, F. & B. Genito (2007) Joint Iranian/Italian Project, Archaeological Digital Archive Masgid-e Jame, Esfahan. In The 9th Annual Congress of Iranian Archaeology, 9-12 December 2007, pp. 111-128. Teheran.
Saiedi-Anaraki, F. & B. Genito, eds., (forthcoming) A.rchaeological D.igital A.rchive M.asgid J.uma I.sfahan, From the Excavation to the Archive, Exhibition at the National Museum of Iran,4 December, 2005. Tehran.











