Arabia Saudita
Missione Archeologica Italiana a Dumat al-Jandal, Arabia Saudita
Anno di inizio: 2009
Direttore responsabile: Alessandro de Maigret, archeologo
Bruno Marcolongo, topografo
Stefano Marcolongo, topografo
Mario Mascellani, geomorfologo
Finanziato: IsIAO; Ministero degli Affari Esteri, DGPCC Uff. V; Supreme Commission for Tourism, Riad, Arabia Saudita
Accordi: Laboratoire des ètudes sèmitiques anciennes (LESA), College de France, Paris; Supreme Commission for Tourism, Riad, Arabia Saudita
Il progetto di scavi a Dumat al-Jandal nasce da un’esplicita offerta formulata dalle autorità saudite di aprire una serie di scavi nell’antico sito arabo di Adumatu, la famosa capitale delle regine arabe che non è mai stata indagata con scavi regolari e la cui importanza per la storia dei primi Arabi e dei più antichi abitatori della Penisola araba rappresenta un punto di studio focale.
Ci si propone, innanzitutto, di eseguire un primo rilievo topografico completo del sito, con le sue mura e con il lago, e di avviare uno studio paleo-ecologico (geo-morfologico, limnologico, pedologico, paleo-botanico) del suo ambiente.
Si prevedono inoltre l’apertura di nuovi scavi intorno al castello Marid, uniche aree libere poiché la maggior parte dell’insediamento pre-islamico è occupata dagli edifici della città moderna. Tali scavi dovrebbero consentire una prima stratigrafia completa della vicenda insediamentale di Adumatu e la raccolta di dati soprattutto sulla città di periodo pre-ellenistico.
Rapporto preliminare sulla 1a campagna di scavi (2009)
Una prima campagna di scavo è stata condotta a Dûmat al-Jandal (l’antica Adumatu dei testi assiri) dal 23 aprile al 7 maggio 2009. Il lavoro sul campo, seguito ad una visita preliminare al sito del giugno 2008, è stato realizzato a seguito dell’approvazione che la proposta italiana di ricerca ha ottenuto da parte della Organizzazione Generale per il Turismo e le Antichità (GOTA) dell’Arabia Saudita.
Il 5 maggio 2009, alla presenza del principe Sultan ibn Salman ibn ‘Abdul ‘Aziz e dell’ambasciatore italiano Eugenio D’Auria, è stato firmato a Riad un formale accordo di collaborazione archeologica della durata di cinque anni.
Il team italiano, diretto dal professor Alessandro de Maigret (IsIAO, UNO), era composto dall’archeologo Romolo Loreto (UNO), dall’architetto Andrea Marcolongo e dal topografo Mario Mascellani (CNR, Roma). I membri del team saudita erano Abd al-Hadî al-Mu‘aykil, direttore delle Antichità di Jawf, ed i signori Thâmir al-Malîki e ‘Abdul ‘Azîz al-Dâyel, funzionari del GOTA. Ha partecipato alla campagna di scavo anche il direttore del Museo di Dûmat al-Jandal, Ahmad al-Qayyîd, e, per il periodo dal 28 al 30 aprile, il professor Khalîl al-Mu‘ayqil dell’Università King Sa‘ûd di Riad.
Questi gli obiettivi della prima campagna: 1) realizzazione di una prima carta topografica del parco archeologico che circonda il castello medievale di Mârid; 2) avvio di alcuni scavi sistematici nel parco archeologico stesso.
Il rilievo topografico del parco archeologico di Dûmat al-Jandal è stato eseguito con una stazione laser PENTAX R – 315N. Il rilievo si proponeva il duplice obiettivo di registrare la morfologia ambientale e di descrivere e geo-referenziare tutte le emergenze archeologiche, ivi comprese quelle messe in luce dallo scavo. L’area rilevata ha un perimetro di m 1.062 e un’area di ca. m2 45.000.
Presso il castello di Mârid sono stati aperti quest’anno due scavi: il primo (‘Settore A’) è compreso in un quadrato di m 10×10, orientato a N, situato proprio ai piedi (a NE) del colluvio della collina del castello; il secondo (‘Settore B’), di m 5×5, si trova a NO del castello, proprio di fronte al villaggio medievale di Hayy ad-Dira‘.
Nel Settore A, dopo 3 o 4 livelli di strutture islamiche, si è scoperto un muro di pietra largo 60 cm, di blocchi squadrati montati in filari pseudo-isodomi (M6). Tale tecnica, di qualità notevolmente superiore rispetto a quella utilizzata per le strutture più tarde, ci fa attribuire questa struttura ad un periodo precedente all’Islam. Accanto a M6 abbiamo trovato alcuni mattoni duri di argilla cruda chiaramente collegati all’elevazione superiore del muro.
Approfondendo lo spazio ad ovest di M6 (L4) sono stati trovati esclusivamente cocci di periodo pre-islamico. La ceramica deve ancora essere studiata, ma alcune analogie con quella trovata nel sito di Tuwayr[1] – non lontano da Dûmat al-Jandal – lasciano supporre che M6 e il suo contesto stratigrafico siano da attribuire ad un periodo post-nabateo/tardo pre-islamico. Lo scavo di L4 è stato interrotto per mancanza di spazio ad una profondità di m 3,2.
Nella prossima campagna si allargherà l’area di scavo verso S e verso E, con l’intento di portare alla luce l’intera casa di periodo pre-islamico collegata con il muro M6 e, se possibile, di approfondire ulteriormente lo scavo alla ricerca dei livelli nabatei e pre-ellenistici.
Nel ‘Settore B’ si è eseguito solo un piccolo saggio nell’area di fronte al villaggio di epoca medievale. Aperto il 29 aprile, lo scavo si è chiuso il 3 maggio alla profondità di m 1,3, a causa di una notevole infiltrazione di acque reflue provenienti dal vicino centro abitato. Abbiamo avuto appena il tempo di portare alla luce due strutture di periodo tardo-islamico, come dimostrano alcune monete di bronzo e la ceramica invetriata di epoca recente (XX secolo).
Alessandro de Maigret
[1] Kh. I. Al-Muaykel, Study of the Archaeology of the Jawf Region, Saudi Arabia, Riyadh 1994, pp. 207-296.






