Afghanistan
Scavi, ricognizioni, restauri e formazione in Afghanistan
Scavo e restauro (siti di Tapa Sardar e Ghazni e Museo Nazionale di Kabul). Ricognizioni e geo-referenziazione delle aree di interesse archeologico. Collaborazione con istituzioni locali e straniere per progetti congiunti di ricerca scientifica e formazione. Studio e pubblicazione dei materiali
Anno di inizio della missione: 1957
Direttore responsabile: Anna Filigenzi, archeologa e storica dell’arte
Vicedirettore: Roberta Giunta, epigrafista
Simona Artusi, storica dell’arte
Giulio d’Anastasio, archeologo
Cécile Bresc, numismatica
Luca Colliva, archeologo
Fabio Colombo, restauratore
Gabriella Di Flumeri, storica dell’arte
Lisa Di Marco, architetto
Barbara Faticoni, archeologa
Marco Ferrandi, archeologo e storico dell’arte
Maria Vittoria Fontana, archeologa e storica dell’arte
Michael Jung, archeologo e storico dell’arte
Dario Marletto, restauratore
Sara Marsano, specializzanda Beni archeologici
Roberto Micheli, archeologo
Eugenio Monti, fotografo
Giuseppe Morgani, architetto
Oscar Nalesini, archeologo e storico dell’arte
Rita Quaglia, specializzanda Beni archeologici
Ghulam Naqshband Rajabi, responsabile locale
Luca M. Olivieri, archeologo
Danilo Rosati, disegnatore
Martina Rugiadi, archeologa
Stefano Tilia, topografo
Cristina Tonghini, archeologa
Chiara Visconti, storica dell’arte
Finanziamenti: IsIAO; Ministero degli Affari Esteri, DGPCC Uff. V
Accordi: National Institute of Archaeology of Ministry of Information and Culture of the Transitional Islamic State of Afghanistan
Pur rimanendo prioritario lo scavo e le attività scientifiche a Ghazni, situazioni contingenti di sicurezza suggeriscono di programmare attività parallele incentrate sulla zona di Kabul e di Balkh. Fra le attività programmate, una riguarda il prosieguo sia della campionatura per analisi chimico-fisiche sui materiali sia delle necessarie attività di restauro sui materiali provenienti dagli scavi italiani a Tapa Sardar e nei siti islamici di Ghazni (manufatti in pietra, marmo, in argilla cruda, stucco, mattone cotto, frammenti di dipinti murali). Nella situazione attuale i materiali, conservati presso i magazzini della Missione a Ghazni, restano di fatto inaccessibili. Per ovviare a questo impedimento è stato proposto alle autorità competenti il trasferimento presso il Museo di Kabul di parte dei materiali. Si potrebbero in tal modo proseguire, oltre che i lavori di restauro e consolidamento, le attività di studio e digitalizzazione della documentazione, il cui obiettivo si inserisce in un più ampio programma di censimento dei beni mobili e immobili artistici e archeologici per la salvaguardia del patrimonio afghano. Negli scopi della Missione Italiana, questo lavoro rappresenta anche una opportunità di formazione per il personale locale, che chiede di partecipare alla tutela del proprio patrimonio culturale.
In ogni caso, il supporto tecnico-scientifico agli organismi locali per la formazione di professionalità locali nel campo del recupero, restauro, conservazione, gestione e valorizzazione dei beni archeologici ed artistici resta per la Missione Italiana un impegno irrinunciabile, che nella eventuale impossibilità di trasferire a Kabul i materiali di Ghazni potrà trovare espressione in altre forme di collaborazione con il Museo e con il National Institute of Archaeology.
La Missione Archeologica Italiana in Afghanistan (MAIA), facente capo all’IsIAO (già IsMEO) nasce nel 1956, ma è nel 1957, a seguito di un’intensa stagione di ricognizioni sul territorio, che Giuseppe Tucci (fondatore e all’epoca direttore dell’Istituto) decide di avviare ricerche sul campo.
La zona prescelta è quella di Ghazni, città sull’altopiano centrale afghano. Benché localizzata in una posizione strategica sulla strada tra Kabul e Kandahar e citata da varie fonti storiche, essa è all’epoca pochissimo nota sotto il profilo archeologico.
Vengono individuati due obiettivi principali, che coprono due contesti particolarmente importanti nella storia della regione e più in generale del Paese:
1. Indagine sulle fasi islamiche medievali di Ghazni iniziate da Alessio Bombaci; esse proseguiranno con gli scavi diretti, nel corso degli anni da Alessio Bombaci, Umberto Scerrato e Dinu Adamesteanu. Gli scavi hanno portato in luce i resti del palazzo del sultano ghaznavide Mas‘ud III (1112) e quelli di una dimora di alti dignitari di corte (fine XII-inizi XIII secolo).
2. Indagine su un grande insediamento buddhista, Tapa Sardar, il cui scavo verrà affidato, dopo i primi saggi condotti da Salvatore M. Puglisi, a Maurizio Taddei, direttore della Missione.
Da entrambi i versanti della ricerca sono venuti risultati di grande rilievo, sia per l’importanza intrinseca dei siti scavati sia per la competenza e il metodo con cui i lavori sono sempre stati condotti e documentati. In tutti i siti sono stati impiegati, in largo anticipo sui tempi, protocolli e tecniche di restauro conservativo sul posto che hanno consentito ad oggetti e strutture particolarmente fragili (per la maggior parte di argilla cruda) di arrivare indenni fino ai nostri giorni. Quanto ai siti islamici, essi hanno fornito esempi, peraltro ancor oggi rarissimi in area iranica, di architettura palatina e domestica di epoca ghaznavide. Nel complesso, gli scavi hanno messo in luce l’importanza, a lungo sottovalutata, della via meridionale che, proprio attraverso Ghazni e Kandahar, metteva in comunicazione l’occidente iranico con l’India.
La MAIA ha lavorato ininterrottamente in Afghanistan fino all’invasione sovietica e alle vicende che ad essa sono seguite, e nel 2002, sotto la direzione di Giovanni Verardi (già collaboratore di Maurizio Taddei durante gli scavi a Tapa Sardar), è stata la prima missione archeologica straniera a rientrare nel Paese dopo la caduta del regime dei Taliban.
Dal 2004 la Missione è diretta da Anna Filigenzi. Roberta Giunta è responsabile della sezione islamica.
Attualmente la Missione è impegnata sui seguenti progetti:
1. Completamento dei lavori a Ghazni (interrotti a causa degli eventi bellici). In particolare, resta in agenda il completamento degli scavi a Tapa Sardar.
2. Restauro dei musei di Ghazni su fondi UNESCO (con priorità del Museo di Arte Islamica di Rawza; direttore tecnico arch. Giuseppe Morganti).
3. Rielaborazione della vecchia documentazione (digitalizzazione, vettorializzazione ecc.); ripresa dei tentativi di ricostruzione grafica dei contesti architettonici originali; esame e restauro dei materiali provenienti dagli scavi.
4. Ricostituzione degli inventari del patrimonio culturale del Paese, tramite collaborazione con SPACH (Society for the Preservation of Afghanistan’s Cultural Heritage), National Institute of Archaeology e Kabul National Museum.
Particolare rilievo continuano ad avere, anche per la natura dei materiali archeologici, l’attività costante di restauro e il coordinamento delle specifiche competenze.
La MAIA è l’istituzione italiana che ha in assoluto la maggiore esperienza di rapporti con l’Afghanistan. Essa vanta, oltre a professionalità e preparazione scientifica, garantita dagli specifici curricula dei membri partecipanti e ampiamente riconosciuta in campo internazionale, anche un altro requisito, che è sempre stato fondamentale nella politica dell’IsIAO: una preparazione e una vocazione all’incontro tra culture diverse, affrontato sempre nel reciproco rispetto e basato sulla conoscenza dell’altro, un tratto che ha sempre aperto alle missioni archeologiche italiane gli spazi per un reale rapporto di amicizia e collaborazione con i loro referenti locali.
Anna Filigenzi
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